Storia

La storia di Montemontanaro non è ben documentata. Il primo accenno si ha nel 1202 quando il castello assieme a Montefelcino e Fontecorniale prestò obbedienza al comune di Fano. Nelle Rationes decimarum del 1302 dovute al Pontefice Bonifacio VIII la parrocchia di San Giorgio, poi San Marco, di Montemontanaro, deve versare al papa venti fiorini. Nel 1356 fra i castelli del contado di Fossombrone, riportati dal legato pontificio Card Albornoz, figura la comunità di Montemontanaro.
Nei sec. XIV e XV a Montemontanaro si sviluppa l’arte della lana. Nel 1445 Montemontanaro entra a far parte del Ducato di Urbino. Nel 1591 gli abitanti del castello sono 379.
Nel 1593 il montanarese Orazio Pascucci stampa a Fano una grammatica della lingua latina.

Nel 1626 il Castello di Montemontanaro viene ritratto dal cartografo Francesco Mingucci.
Il comune di Montemontanaro coincideva con la parrocchia di San Marco, che di recente è stata unita alla parrocchia di Montefelcino. Sin dal Medioevo faceva parte della diocesi di Fossombrone, diocesi ora accorpata a quella di Fano.
Questo territorio era parte integrante dello Stato Pontificio, e solo nel periodo dei duchi di Urbino appartenne ai Montefeltro. Con la scomparsa del duca Francesco Maria II della Rovere nel 1631, il ducato di Urbino ritornò nelle mani del papa, e così anche questi paesi ritornarono a far parte dello Stato Pontificio.
Agli inizi del sec. XVII il pittore di Fossombrone Giovan Francesco Guerrieri dipinge la bellissima pala d’altare dedicata alla Madonna del Rosario e ai Santi protettori, San Marco, San Biagio (protettore dei lanai), San Lorenzo e San Francesco. Nell’abside, in corrispondenza del quadro del Guerrieri, è recentemente affiorato un affresco del Quattrocento.

Attorno al 1740 il parroco don Sebastiano Vici scrive un lungo diario, solo parzialmente pubblicato, riportando non solo i fatti della sua parrocchia ma molti avvenimenti della Valle del Metauro.
Nel lungo periodo che va dal 1631, data del ritorno allo Stato Pontificio, all’unificazione d’Italia del 1861 vi fu l’intervallo del dominio napoleonico dal 1798 al 1815.
Poco dopo l’unità d’Italia, nel 1868, il comune di Montemontanaro fu soppresso, e fu unito al comune di Montefelcino del quale ancora fa parte. La casa comunale di Montemontanaro, che era situata sopra la storica porta d’ingresso del castello, viene abbattuta assieme alla porta nel 1948.
Nel 1922 viene inaugurato il Parco della Rimembranza, in onore dei caduti della I Guerra mondiale. Nel 1948 viene costruita la nuova scuola elementare.

È difficile sapere da dove derivi il nome di Montemontanaro, che in dialetto si dice Montanèr. Poiché la prima parte del nome è equivalente alla seconda, si può pensare che quella sia un’aggiunta, dato che molti paesi iniziano con Monte; perciò è presumibile che Montanaro significhi ‘(paese) montanaro’, cioè ‘paese su un luogo collinare’.
Il dialetto di Montemontanaro appartiene a quell’insieme di dialetti centro-settentrionali, piemontesi, lombardi, emiliani e romagnoli, che arrivano fino a Montemarciano nel territorio di Senigallia vicino ad Ancona.
Gli abitanti del paese e della campagna di Montemontanaro un tempo erano dediti in prevalenza all’agricoltura, anche se la componente degli artigiani era piuttosto forte, soprattutto nel settore edilizio.
Il territorio dell’ex-comune comprende alcune frazioni: Borgo Nuovo, il Vicinato e Molino di Malla.
Le campagne sono ricche di vigneti, ben esposti al sole, che producono ottima uva: in prevalenza Bianchello del Metauro, Sangiovese e Montepulciano. Oggi vi sono dei rinomati produttori di vino che gestiscono cantine specializzate. (fare riferimento ai fratelli Pagliari e ai Romiti (sia come produttori di vino che come allevatori).

Dal punto di vista abitativo, di particolare pregio è il centro storico di forma circolare, attorniato da mura che una volta concedevano un solo ingresso sotto una costruzione ad arco che è stata purtroppo distrutta per motivi inspiegabili; ora l’accesso avviene in due punti di interruzione della cerchia muraria. Le case del centro storico non sono di particolare pregio e solo una metà di esse è stata restaurata.
La chiesa parrocchiale, dedicata a San Marco (ma fino al sec. XV il patrono era San Giorgio) si trova a duecento metri dal paese; è una bella costruzione più volte rimaneggiata. Al suo interno vi è un affresco del sec. XV e, come abbiamo detto, una pala d’altare del fossombronese Gian Francesco Guerrieri.
Nei dintorni del paese sono da notare due pregevoli residenze padronali di campagna: quella dei Montanari e quella dei Battisti poi Bonazzoli.
Il territorio del paese è delimitato da due vallate, quella del rio Maggiore verso nord al confine col il territorio di Serrungarina, e quella del rio Puto verso sud al confine col comune di Fossombrone; a nord-ovest si prosegue nel territorio di Castelgagliardo del comune di Isola del Piano, mentre a sud-est vi è il paese di Montefelcino, capoluogo comunale.
A Montemontanaro non vi sono strutture ricettive, ma a Borgo Nuovo sono in attività due apprezzati ristoranti dediti soprattutto alla cucina tradizionale: “Il Torchio” e la “Osteria Gallo Nero”.